Privacy PolicyCookie Policy Mercoledì 27 Luglio 2022 – 456ª Seduta pubblica – classicistranieri.org – L'informazione parlamentare

Mercoledì 27 Luglio 2022 – 456ª Seduta pubblica

Mercoledì 27 luglio 2022 alle ore 09:42

456ª Seduta pubblica

In apertura di seduta il Presidente del Senato ha ricordato che, per effetto dello scioglimento delle Camere, l’attività legislativa è limitata agli atti dovuti: conversione di decreti-legge, atti urgenti connessi all’adempimento di obblighi internazionali e comunitari (in particolare atti relativi all’attuazione del PNRR), eventuali ddl su cui vi sia un ampio consenso; il sindacato ispettivo è limitato alle interrogazioni con risposta scritta. La Conferenza dei Capigruppo a maggioranza ha approvato il calendario dei lavori fino al 6 agosto: oggi sarà esaminata la riforma del Regolamento del Senato; la delega per il riordino degli Istituti di ricovero e cura, connessa alla manovra di bilancio; la relazione sullo scostamento di bilancio, per la quale è necessaria la maggioranza assoluta; domani sarà esaminato il decreto-legge in materia di infrastrutture ove concluso dalla Commissione. La prossima settimana, da martedì 2 agosto alle ore 9.30 fino a sabato se necessario, sono previsti: eventuale seguito del decreto infrastrutture, semplificazioni fiscali, ora all’esame della Camera; legge annuale della concorrenza ove modificata dalla Camera; la delega al Governo per la riforma fiscale; ratifiche di accordi internazionali; il Rendiconto di bilancio ove approvato dalla Camera; il bilancio interno del Senato ove conclusi i necessari adempimenti. La proposta di modifica del sen. Dessì (CAL) di sospendere i lavori e riprenderli il 22 agosto, per consentire ad alcuni Gruppi di raccogliere le firme per presentare candidature, è stata respinta.

L’Assemblea ha approvato la Riforma del Regolamento del Senato a seguito della revisione costituzionale concernente la riduzione del numero dei parlamentari (doc. II, n. 12).

Il testo proposto dalla Giunta, preceduto dalla relazione introduttiva dei sen. Santangelo (M5S) e Calderoli (L-SP), ridefinisce, in primo luogo, il numero e le competenze delle Commissioni permanenti, in considerazione del fatto che la riduzione di un terzo dei componenti del Senato renderebbe poco funzionale la conservazione di quattordici Commissioni in composizione eccessivamente ridotta. In base ai criteri dell’affinità di materia e dei carichi di lavoro, sono accorpate le Commissioni Affari esteri e Difesa, le Commissioni Ambiente e lavori pubblici, le Commissioni Industria e Agricoltura, le Commissioni Lavoro e Sanità. Inoltre, sono ridefiniti i quorum e le soglie di attivazione di numerosi istituti previsti dal Regolamento. Per razionalizzare i lavori delle Commissioni, viene esplicitata la possibilità per i Presidenti di riunirsi per coordinare i rispettivi lavori ed evitare convocazioni contestuali. Si prevede che i pareri consultivi delle Commissioni filtro (Commissioni bilancio e affari costituzionali) riguardino solo gli emendamenti approvati. Rispetto alla procedura di esame dei profili finanziari, ove la 5a Commissione deliberi di richiedere al Governo la relazione tecnica sulla quantificazione degli oneri finanziari recati dagli emendamenti, si prevede che la mancata presentazione, entro cinque giorni, della relazione del Governo non possa determinare presunzioni di onerosità finanziaria. La procedura di esame in sede referente dei decreti-legge viene uniformata a quella dei disegni di legge ordinari: seguendo la disciplina vigente alla Camera, gli emendamenti approvati in Commissione saranno ricompresi nel testo proposto per l’Assemblea. Viene inoltre istituito anche in Senato il Comitato per la legislazione. La Giunta ha deciso di ridefinire la disciplina dei Gruppi (in particolare del Gruppo misto, destinato a crescere di importanza perché potrebbe risultare in alcuni casi più complessa la costituzione di Gruppi politici in senso proprio) e di rafforzare le norme che contrastano il fenomeno della mobilità parlamentare. Ciascun Gruppo, ad esclusione del Gruppo misto e del Gruppo rappresentativo delle minoranze linguistiche, dovrà essere composto da sei senatori in luogo di dieci e rappresentare un partito o movimento politico -eventualmente anche in coalizione- che alle ultime elezioni abbia presentato candidati con lo stesso contrassegno, conseguendo l’elezione di almeno un senatore. Resta ferma la possibilità di costituire Gruppi di coalizione elettorale, così come la possibilità di costituire, anche in seguito, Gruppi autonomi da parte di ciascuna componente della coalizione stessa, nel rispetto dei requisiti numerici previsti. I senatori che entro l’ordinario termine di tre giorni non abbiano aderito ad alcun Gruppo formano il Gruppo misto nel quale possono essere costituite componenti politiche rappresentative di una forza politica che abbia conseguito – con lo stesso contrassegno – l’elezione di almeno un senatore, ovvero l’elezione di propri rappresentanti alle elezioni politiche, regionali o del Parlamento europeo. Proprio sulla scorta dell’esperienza del Parlamento europeo, viene prevista per la prima volta, anche per i senatori elettivi, la possibilità di non essere iscritti ad alcun Gruppo parlamentare. In particolare senatori che si dimettono dal Gruppo di appartenenza, sia i senatori espulsi, salvo che entro tre giorni abbiano aderito ad altro Gruppo già costituito, non risulteranno iscritti ad alcun Gruppo. A tale categoria vengono comunque garantiti adeguati spazi di intervento e la relativa assegnazione alle Commissioni parlamentari è disposta dal Presidente del Senato, nel rispetto del rapporto tra maggioranza e opposizione.

Nella seduta del 12 luglio si è conclusa la discussione generale. Oggi in replica il sen. Calderoli (L-SP) ha sottolineato che la Giunta ha approvato all’unanimità ulteriori emendamenti. L’Assemblea ha quindi approvato gli emendamenti dei relatori 1.10 (testo 2), 1.300, 1.17 (testo 2), 1.301, 1.302, 2.300, 2.301, 2.302 (testo 2), 5.300; 2.0.300, che attribuisce al Consiglio di Presidenza la definizione dei criteri per la regolamentazione dei rapporti di lavoro dei senatori e dei Gruppi, 5.0.1 (testo 2); sono stati approvati inoltre l’emendamento 1.36 (testo 4) dei sen. Schifani e Bernini (FIBP-UDC), l’emendamento 1.27 del sen. Faraone (IV-PSI), gli emendamenti 1.40 e 2.1 (testo 2) del sen. Dell’Olio (M5S), 1.43 (testo 2) della sen. Granato (UpC-CAL), identico all’1.44 del sen. Auddino (M5S); 1.45 del sen. Grasso (Misto-LeU); gli emendamenti 2.3 (testo 2), 2.9 (testo 2) e 2.10 del sen. Perilli (M5S); l’emendamento 2.20 del sen. Augussori (L-SP); l’emendamento 2.22 della sen. Taverna (M5S); l’emendamento 2.23 (testo 2) del sen. Pesco (M5S), che estende l’oggetto delle interrogazioni all’operato delle Autorità indipendenti; l’emendamento 2.0.1 (testo 2) del sen. Auddino (M5S), che incentiva la digitalizzazione degli atti parlamentari.

L’emendamento 5.0.200 della sen. Maiorino (M5S), recante disposizioni per assicurare il rispetto delle distinzioni di genere nella comunicazione istituzionale, non ha conseguito la maggioranza assoluta.

Hanno dichiarato voto favorevole alla riforma: il sen. Trentacoste (Ipf-CD), che ha però espresso rammarico per la mancata disciplina della figura del collaboratore parlamentare; il sen. Faraone (IV-PSI), pur non condividendo l’introduzione dello status di senatori non iscritti ad alcun Gruppo, ha apprezzato in modo particolare l’introduzione del sistema della data certa per l’approvazione di alcuni provvedimenti, l’istituzione del Comitato per la legislazione, la mancata decadenza degli emendamenti ove il Governo non presenti la relazione tecnica. La sen. De Petris (Misto-LeU) ha sottolineato con orgoglio l’iniziativa del Senato di modificare il Regolamento e ha evidenziato le novità sulle componenti del Gruppo Misto, le norme contro il trasformismo parlamentare, la cui efficacia dipende però da ragioni politiche (i problemi legati alla legge elettorale restano irrisolti); la previsione dell’obbligo per il Governo di presentare la relazione tecnica sugli emendamenti è positiva, perché il Governo ha usato questo strumento per eliminare emendamenti scomodi, ma il vulnus alla potestà parlamentare è stato generato dall’introduzione dell’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione. Il sen. Parrini (PD) ha sottolineato che la Giunta del Regolamento, guidata dal Presidente del Senato, ha lavorato seriamente, al riparo delle turbolenze politiche, e ha elaborato una proposta che farà funzionare meglio il Senato. Il sen. Schifani (FIBP-UDC) ha espresso un giudizio complessivamente positivo, ma ha espresso preoccupazione per il fatto che la Camera non abbia approvato analoga riforma; ha auspicato infine che nella prossima legislatura si torni al bicameralismo, al bilanciamento dei poteri fra Governo e Parlamento, alla procedura legislativa ordinaria. Il sen. Augussori (L-SP) ha ringraziato il Presidente del Senato per la sapiente guida della Giunta del Regolamento; ha ricordato le principali novità, in particolare la possibilità per i rappresentanti degli enti locali di partecipare su singoli argomenti alle sedute della Commissioni per gli affari regionali, l’estensione ai decreti-legge della procedura ordinaria di esame in sede referente, lo snellimento dei pareri della Commissione bilancio e la valutazione autonoma dell’onerosità degli emendamenti. Infine, il sen. Augussori si è rammaricato per la mancata approvazione dell’emendamento sul linguaggio di genere: la Lega ha votato a favore, la maggioranza assoluta è mancata per assenze nei Gruppi che avrebbero dovuto sostenere la proposta. Il sen. Perilli (M5S) ha rivendicato al Gruppo l’iniziativa costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari, l’introduzione di norme contro il trasformismo parlamentare, che prevedono anche penalizzazioni economiche, la previsione di incentivi alla digitalizzazione degli atti.

Ha dichiarato voto contrario la sen. Nugnes (Misto): il taglio del numero dei parlamentari avrebbe dovuto essere accompagnato da una riforma in senso proporzionale della legge elettorale. Secondo la sen. Nugnes, il trasformismo non è imputabile a convenienze personali, ma dipende dal fatto che i partiti sono nelle mani di leader che impediscono di tenere fede al programma elettorale.

L’Assemblea ha approvato definitivamente il ddl (2633) Delega al Governo per il riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, di cui al decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288, collegato alla manovra di finanza pubblica.

La relatrice, sen. Binetti (FIBP-UDC), ha ricordato che il ddl è collegato all’attuazione del PNRR e il suo obiettivo è rafforzare il legame fra ricerca, innovazione e cure sanitarie. Sono stati accolti ordini del giorno che impegnano il Governo, in fase di emanazione die decreti attuativi, a tenere conto del lavoro svolto dalla Commissione sanità. Nelle dichiarazioni di voto favorevoli, la sen. Parente (IV-PSI) ha evidenziato i temi delle risorse, del personale, della formazione, di una disciplina regionale unitaria per gli istituti pubblici e privati. Il sen. Mautone (Ipf-CD) ha ricordato gli standard di eccellenza degli IRCCS, ha auspicato la mobilità del personale e una distribuzione territoriale più omogenea. Il sen. Zaffini (FdI), richiamando il mancato rimborso alle Regioni della spesa sanitaria, ha auspicato una valutazione dei risultati concreti degli Istituti. Anche il sen. Errani (Misto-LeU) ha rilevato l’opportunità di definire criteri di finanziamento e di selezione dei direttori degli Istituti; ha sottolineato inoltre l’inadeguatezza del finanziamento del sistema sanitario e ha sollecitato un intervento tempestivo per evitare il default delle Regioni. La sen. Boldrini (PD) ha posto l’accento sulla qualità della ricerca, sull’equo accesso alle cure, sull’ottimizzazione dell’offerta sanitaria. La sen. Rizzotti (FIBP-UDC) ha ricordato il rapporto fra ricerca di base e applicazione clinica e il carattere transnazionale della ricerca; ha richiamato quindi l’ordine del giorno sulla stabilizzazione dei ricercatori precari. La sen. Raffaella Marin (L-SP) ha posto l’accento sull’integrazione degli IRCCS nella rete sanitaria territoriale, sulla crescita di disturbi mentali e sul pieno accesso alle cure psichiche. La sen. Pirro (M5S) ha posto l’accento sulla necessità di stabilizzare il personale, di prevedere criteri precisi di nomina dei direttori, di rafforzare i compiti di cura delle patologie emergenti.

L’Assemblea, a maggioranza assoluta, ha approvato la proposta di risoluzione che autorizza la variazione di bilancio richiesta dal Governo nel documento (doc. LVII-bis, n. 5) “Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell’articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243”.

Il relatore, sen. Pesco (M5S), ha illustrato la relazione governativa che chiede l’autorizzazione del Parlamento a uno scostamento temporaneo dall’obiettivo di medio periodo di finanza pubblica, per fronteggiare l’aumento dei prezzi di energia e di materia prime, il perdurare del Covid, la siccità. Il Governo sottolinea che non si tratta di generare nuovo debito: nel primo semestre del 2022 l’indebitamento è stato inferiore alle previsioni e si sono registrate maggiori entrate tributarie per 14,3 miliardi (extragettito dovuto alla dinamica dell’Iva sui prezzi energetici); queste somme sono state incassate ma, non essendo iscritte a bilancio, non possono essere utilizzate.

Nella discussione generale il sen. Lannutti (UpC-CAL) ha rilevato che scostamento e delega fiscale non rientrano nel disbrigo degli affari correnti; il sen. Saccone (FIBP-UDC), richiamando la situazione internazionale, ha osservato che l’Europa non può tornare all’austerità e ai parametri del patto di stabilità; il sen. Romeo (L-SP) ha sottolineato il paradosso di un Governo che si è opposto per mesi alla richiesta di uno scostamento mentre oggi, a Camere sciolte, chiede al Parlamento l’autorizzazione, senza specificare la destinazione delle risorse: la Lega propone di utilizzarle per azzerare l’Iva sui beni di prima necessità. Hanno dichiarato voto favorevole alla relazione i sen. Presutto (Ipf-CD), Donatella Conzatti (IV-PSI), Calandrini (FdI), il quale ha rilevato come la caduta del Governo non abbia generato alcuna paralisi; il sen. Errani (Misto-LeU) ha auspicato un decreto aiuti incentrato su tre priorità: agenda sociale, credito alle piccole imprese, sanità regionale; il sen. Manca (PD) ha ribadito l’irresponsabilità delle forze politiche che hanno fatto venir meno il Governo Draghi e ha indicato come obiettivo prioritario la coesione sociale; il sen. Damiani (FIBP-UDC) ha ricordato le restrizioni al credito decise dalla BCE e ha sollecitato sostegni alle imprese; la sen. Rivolta (L-SP) ha posto l’accento su taglio del cuneo fiscale e azzeramento dell’Iva sui beni di prima necessità, come strumenti di sostegno al reddito, e sulla pace fiscale; il sen. Pellegrini (M5S) ha sottolineato l’approccio ragionieristico e la mancanza di coraggio del Governo che, dopo aver bloccato la legge sul salario minimo, il superbonus, le tasse sugli extraprofitti, si limita a utilizzare l’extragettito, anziché mettere in campo risorse adeguate per affrontare l’emergenza; il Governo Conte con altro coraggio mise in campo risorse cospicue per costruire una rete di protezione sociale e produttiva che ha salvato il Paese.

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